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August 18 Fenomeni estivi
This is ourselves
Come geloso, io soffro quattro volte: perché sono geloso, perché mi rimprovero di esserlo, perché temo che la mia gelosia finisca col ferire l'altro, perché mi lascio soggiogare da una banalità: soffro di essere escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli altri.
July 29 La larme sur l'oeufL'allegria contagiosa invece di sciogliere le mie solite inibizioni mi paralizza in uno stato di malcelato fastidio che non fa altro che rendermi ancor più alieno e, se possibile, ridicolo. La noncuranza con cui mantieNI questo inconsistente stato di normalità mi fa male e mi umilia.
Preferirei peccare di ingenuità e di superbia, ma sono tristemente consapevole del fatto che non c'è e non ci sarà mai gara.
July 06 Lost in a deep winter sleepQuanto più ci speri, tanto più amara sarà la delusione.
Per questo tendo al ribasso.
Quasi quasi mi imbarazza la velocità con cui il mio animo cambia rotta, e si perde, naufraga, e annega in una convulsa e illogica sensazione di abbattimento, sollievo, tristezza e determinazione. Volevo che andasse diversamente. Perchè c'era qualcosa, una scintilla, una vibrazione che non meritava di passare inosservata.
Non c'è qualcuno nè qualcosa a cui dare la colpa, ma l'insano spirito di autocritica che mi governa in maniera dispotica e - probabilmente - esasperata mi spinge a incolpare me stesso. Perchè nel mio mondo malinconicamente inappropriato, è necessario che io sia sempre all'altezza degli standard che mi impongo.
Tuttavia, anche mantenersi al livello desiderato non è comunque abbastanza, perchè la perfezione non esiste, e fare di più non è un merito, è un dovere.
Forse sono condannato ell'eterna insoddisfazione.
L'ho letto negli sguardi. Nel silenzio di circostanza. Nell'uso dei vocaboli. Nell'esitazione all'avvicinamento.
Cosa me ne faccio di un dono parziale? June 23 Meteoro(em)patia"E così col sole e le grandi esplosioni di foglie che crescevano sugli alberi,
proprio come crescono le cose nei film accelerati,
mi venne la solita convinzione
che la vita ricominciasse
con l'estate".
(Il grande Gatsby - F.Scott Fitzgerald)
![]() June 10 Gemelli, seconda decadeUn'unione sinergica
anime coinquiline
che convivono ahimè in unico corpo
che buffamente non si riconosce e si confonde
e pensa di sapere quale dei due mondi sia in realtà
il suo,
illudendosi che lo siano entrambi
ognuno al suo momento.
Ci sono più lati
e ci sono più colori
più sapori, più maniere
e più cammini.
Se non riuscite a capire questo
che siamo anarchici
incostanti e volubili
appassionanti appassionati
non capite che
Siamo = Siamo
e francamente
non è un problema nostro.
SPLEEN EXPERIENCE
OOMPA LOOMPA EXPERIENCE
![]() There's something new in the air.
May 28 Oggi non è sabato, ma domani non si va a scuola
Vivo con romantico strazio ogni separazione che possieda un pur vago carattere definitivo.
Con umore teatralmente decadente mi ritrovo a contemplare da una finestra un'altra finestra ben nota, dove cambia l'ordine degli addendi ma certo non cambia il risultato.
Contemplo la fine di un'esperienza - una delle tante - osservandomi da dietro mentre resto a guardare l'edificio giallo sporco che si trova lì, appena oltre il terrazzo, e la scala grigia di fine corso e quelle strettissime finestre.
Non posso dire con certezza se loro abbiano o meno imparato qualcosa da me, ma certo io ho imparato qualcosa da loro.
Mi sono accorto che anche in questa geaograficamente quasi insignificante parte di mondo è possibile imbattersi in persone umanamente tutt'altro che insignificanti.
Che tutti abbiamo problemi ma non tutti il carattere per affrontarli, o la voglia o il tempo. E che bisogna scavare, scavare, scavare e alle volte non si trova un bel niente, ma almeno beh abbiamo tentato.
E così una stretta di mano, o un sorriso di complicità, l'annientamento di formalità tanto vaghe quanto imbarazzanti, una parola di ringraziamento per quanto poco sia stato fatto, un augurio, un libro regalato, un accenno di stima,
bastano a rendermi per un attimo sereno.
April 20 Scelte e necessitàHo sempre provato un'istintiva simpatia nei confronti di Fabio Volo, senza però mai soffermarmi più di tanto a indagarne il motivo.
Giovedì pomeriggio era qui a Lucca per presentare il suo ultimo libro e ho deciso, così, di fare un salto a sentirlo.
Credo di aver visto tutti i suoi film o quasi, ma ho letto uno solo dei suoi libri: "Esco a fare due passi".
Ricordo che il libro mi colpì sia in bene che in male.
In male perchè a volte era davvero troppo furbescamente "easy" (soprattutto per le tante, troppe, scene di sesso), in bene perchè nascoste quà e là tra pagine certo dimenticabili vi si potevano trovare delle piccole perle di filosofia quotidiana davvero ma davvero azzeccate.
Tutto sommato, posso dire che mi è piaciuto, non tanto per la storia - praticamente inesistente - o per lo stile, ma proprio per la naturalezza e in alcuni casi oserei dire la "poesia" con cui era riuscito a mettere sulla carta emozioni in cui è facile rileggere se stessi.
Di persona però l'impressione che ho avuto è stata totalmente positiva: brillante, ironico, garbato, colto.
Ho invidiato certi lati del suo carattere: la sua capacità di andare oltre i legami istituzionali, l'amore viscerale per la libertà, il suo riuscire a determinare gli eventi della propria vita non per necessità, ma per scelta.
Complimenti, Mr.Volo.
"Ho deciso di scriverti perchè è un periodo strano, di confusione silenziosa.
Mi sento come anestetizzato dalla vita, sento che deve succedere qualcosa, ma non so cosa.
O forse è solo il mio desiderio di cambiare che me lo fa pensare."
(Esco a fare due passi - F.Volo)
March 09 8TT8MARZOFebruary 11 London's CallingTra pochi giorni sarò a Londra.
Stasera così, parlandone, mi sono ricordato una cosa, a proposito di Londra.
Che ironia. Me ne ero dimenticato.
L'idea inizialmente era leggermente diversa.
![]() January 30 Questo folle sentimento cheStasera mi piacerebbe parlare d'amore.
Voglio farlo perchè qui sta succedendo qualcosa.
Mi spiego meglio, "all'amore" sta succedendo qualcosa.
Non è più quello di una volta, o, per lo meno, non più quello che io ero razionalmente abituato a riconoscere come tale.
Mi sembra di vagare - annaspando - nell'insensata palude di un mondo che, proprio come il mio pc, sembra aver beccato uno dei quei virus sadicamente letali che ti fanno sbarellare il sistema operativo e disattivano ogni tuo firewall. Lasciandoti esposto, vulnerabile e anche un po' basito.
Sto parlando sia a livello personale che non.
Coppie che definire improbabili è solo un eufemismo proseguono indisturbate il loro cammino verso luminosi traguardi - chissà - matrimoniali, senza cedimento alcuno.
Altre, invece, improvvisamente perdono la bussola, e naufragano, quasi senza aver avuto nemmeno il tempo di realizzare che forse è proprio la fine.
C'è chi poi finalmente trova altrove questo sentimento che tutti si affannano a rincorrere, ma per una serie di motivi lo nega agli altri.
Chi basa tutto solo sulle proprie delusioni, e non riesce a venire fuori da questo gigantesco impasse. Chi dimentica. Chi si illude di dimenticare.
Ironicamente, poi, si consumano alle tue spalle baci che nella tua testa avrebbero dovuto trovare altro luogo ed altro tempo, ma soprattutto altre labbra.
Mentre il sistema - dal canto suo - continua a chiederti un aggiornamento critico di cui tu faresti volentieri a meno.
Per cercare di aprire un portone evidentemente troppo pesante si è chiusa una porta già quasi spalancata e adesso se ne chiuderà un'altra che ahimè non c'è nessun interesse ad aprire.
Che spreco! E che ridicola, ridicola, ridicola situazione!!
E che buffo parlare d'amore.
Ritengo che non ci sia niente di più irrazionale.
![]() January 06 Io e le mie tante sere chiuse, come chiudere un ombrello![]() Stasera mi è curiosamente tornato in mente un episodio insignificante di circa 10 anni fa.
Ero in Calabria, in vacanza. Ero più giovane, più spensierato. Vivevo ogni sciocchezza come la cosa più importante del mondo.
Passavo incessantemente da un'emozione all'altra, da uno stato d'animo all'altro, bello, brutto, eccessivo, tragico.
Una sera intorno a Ferragosto, su una spiaggia di Badolato, in una specie di discoteca di fortuna.
Io, i miei amici, e una voglia folle di lasciarsi alle spalle una vita che, beh, non andava certo come io volevo.
E c'era una canzone, una stupida canzone da discoteca.
E ballavo. E cantavo. Ed ero ebbro di speranza.
E mi sentivo forte, e sentivo montare la rabbia nel cervello, la quale prepotentemente si mescolava alla consapevolezza che un giorno, chissà, anch'io avrei avuto la mia occasione di riscatto.
Quella sciocca canzone mi infuse grande coraggio.
Stasera, dieci anni più tardi, in una gocciolante notte di inizio inverno, forse quell'occasione non è ancora realmente arrivata.
Ma sono ben intenzionato, stavolta, a rivivere quella stessa sensazione di riscatto e di possibilità.
E vi prego, non venitemi a parlare di orgoglio infantile o di vedere le cose dall'altra prospettiva.
Tanto alla fine ognuno fa il suo gioco.
Ed è una realtà che va pietosamente rispettata.
Buon Divertimento.
Remember I told you goodbye.
"Diventerò grande, accadranno tante cose e toccherò il fondo molte volte.
Soffrirò molte volte e molte volte mi rimetterò in piedi.
Non mi lascerò sconfiggere.
Non mi lascerò andare."
(Kitchen, B.Yoshimoto)
December 21 Un modesto impiego, io non ho pretese
Quanti cambiamenti nella mia vita
e poi tutti in una volta,
è proprio vero che quando troppo e quando niente.
Modestissimo impiego
modestissima paga (ahimè)
ma da qualcosa bisognerà pur cominciare, no?
E'così ridicolo sentirsi chiamare....
Professore!
.
.
.
.
.
Tuttavia
quello che adesso mi prende
realmente
è questo!
December 01 Siviglia
Nonostante il lungo silenzio, glielo dovevo un post, a Siviglia.
Alle sue stradine strette e sinuose come serpenti, ai colori accesi delle arance e degli intonaci, all'allegria chiacchierona delle sue tapas, al forte odore d'incenso delle sue chiese barocche tanto belle e tanto ricche da sembrare finte, alla corrida, al flamenco, alla sua aria di primavera.
Ho deciso volontariamente di fare questo viaggio da solo. Per molti è stata una pazzia, alcuni mi hanno invidiato, altri erano scettici, pochi ne hanno compreso veramente il significato. Per me Siviglia è stata una scommessa: innanzitutto ho prenotato all'inizio di Settembre, giurando a me stesso che avrei messo piede in terra andalusa da laureato e non ancora da laureando. Oltre a questo, sapevo che là avrei potuto contare solo sulle mie forze, e qundi ho voluto mettermi alla prova, testare la mia capacità di sopravvivenza e di adattamento. Ne avrei avuto di tempo per pensare.
Non è andato tutto liscio fin da subito: all'inizio mi è preso un po' di sconforto. Sarà stata la stanchezza del viaggio, l'idea di dover trovare l'albergo, di non conoscere le strade, di dover girare con una valigia, sarà stato il brutto tempo. Mi sono sentito solo, completamente solo.
Ma poi, d'improvviso, l'orizzonte si è rischiarato, è svanito ogni timore e la città mi ha aperto le sue porte: dopo un giorno e mezzo mi sentivo completamente a casa, come se mi fossi dimenticato di tutta la mia vita precedente.
Mi alzavo, facevo la mia colazione da Starbuck's con le specialità natalizie e poi cominciavo i miei lunghissimi giri a piedi. Con i miei tempi, con i miei gusti.
La sera una bella vasca rilassante, un po' di tv spagnola, un po' di lettura e poi a dormire, stremato ma contento.
Sono stato benissimo. A Siviglia nonostante gli addobbi natalizi (non addobbano gli abeti, che non ci sono, ma gli alberi d'arancio) sembrava estate. Era assurdo, paradossale e fantastico allo stesso tempo. Mi perdevo ad ascoltare le anziane signore che parlavano spagnolo, a vedere le zingare che improvvisavano un flamenco in piazza, sono rimasto addirittura ad ascoltare parte di una Messa in lingua, e pensare che sono secoli che in Italia non vado più in chiesa. La guida che avevo comprato la sapevo a memoria. Arenal, Santa Cruz, Triana, Macarena, Parque María Luisa....non so quanti kilometri ho macinato in su e in giù. Ovviamente non si vive di sola cultura: ho bazzicato ripetutamente tutti i vari H&M, Zara, Fnac e soprattutto El corte Inglés.
Un giorno tornerò, è una promessa.
Y al alba blanca le contaré
lo que yo te amé Sevilla... bandido ay! muero yo por ti tu paloma fui Sevilla... cantaré y enloqueceré sentiré puñales de placer... August 28 Lato CSono uno di quelli che quando qualcosa non va si macera nel dolore, ci sguazza, ci affonda, ci sprofonda letteralmente.
Oggi non ne ho nessuna voglia.
Di questa fine estate ricorderò solamente il maldistomaco, l'apatia, l'avventatezza e la confusione - soprattutto la confusione.
E la stanchezza fisica.
L'altalena logorante di speranze ridicole e di umide rassegnazioni.
Ma adesso la fine - che fa finire molte cose - farà finire anche te, estate.
E camminando, un po' così, distrattamente, le canzoni trovano me.
Non ho ancora capito se è il caso o una forma superiore di volontà che sta tentando di comunicarmi qualcosa.
All we can do is keep breathing
Credo che l'unica cosa che rimane da fare sia continuare a respirare.
August 03 Volontario mutismo di uno scorbutico arrogante che invece di sorridere rischia di prendere bottiglie di Coca Cola in testa."L'unica gente possibile, quelli che sono pazzi di vita,
pazzi per parlare, pazzi per essere salvati,
vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo,
quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune,
ma bruciano,
bruciano come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni traverso le stelle
e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno
Ooohhh..."
(Sulla strada, Kerouac)
Sotto il sole cocente di un agosto emotivamente tiepido che si affloscia a terra come un acquilone senza vento, sdraiato su un asciugamano viola, nel caos lontano e indistinto di battibecchi balneari sotto gli ombrelloni e urla di bambini temerari tra le onde
sfogliando una rivista qualsiasi ho ritrovato queste parole che subito mi sono appiccicato addosso quasi come se fossero mie, come se lo fossero sempre state e non lo avessi mai saputo.
Che il mio posto non sia qui?
Che non sia la mia gente?
Ma qual è, in fondo, la mia gente? la gente che ti comprende, che ti stima, che lotta, soffre o gioisce con te.
A questi dico semplicemente "grazie".
Agli altri non dico niente.
July 23 Something got Broken like stolenSono decisamente latitante.
Non solo sul blog, ma un po' dovunque. Il fatto è che questa è un'estate stupida, è un'estate che se non fosse per il caldo torrido che trasforma la mia stanza (dove trascorro la maggior parte del mio tempo) in un forno passerebbe miseramente inosservata.
Eppure gli stimoli ci sarebbero anche...ho tanta voglia di fare, tante idee e poco tempo, come al solito.
Musicalmente è invece un'estate piuttosto ricca. Sorvolando su Max de Angelis e su Tormento (visti e sentiti per caso o per curiosità) la settimana scorsa ho visto Irene Grandi e ieri sera Elisa. Due spettacoli che non hanno niente a che spartire l'uno con l'altro, ma entrambi coinvolgenti. Irene Grandi si è fatta attendere fino a mezzanotte passata (era un concerto gratuito all'interno di una manifestazione più ampia) ma è stata musicalmente coinvolgente e personalmente simpatica: è così come uno se la immagina, caciarona, chiassosa, rockeggiante.
Elisa invece ha una classe che beh, lascia a bocca aperta. Se con il pubblico appare piuttosto timida, quasi fredda, quando canta sembra posseduta dal sacro fuoco. Piccolina, umile, vestita semplicemente di bianco, con un palco pieno di bambù e di piante, quasi una foresta tropicale. Ha aperto con, a mio avviso, un piccolo gioiello, Qualcosa che non c'è, e già pensavo di sentirmi male dalla felicità. E poi giù giù, una prima parte più intima e "lenta" che è culminata con una versione di Dancing da lasciare senza parole e una seconda più movimentata in cui spesso era la piazza a cantare più forte di lei. La chiusura è stata Almeno tu nell'Universo, con quel gioco di microfono che presentò anche a Sanremo e che mi lasciò estasiato. Brava. Se ne è andata dopo quasi due ore di concerto che sono trascorse in un attimo. Brava.
Se c'è un segreto è
fare tutto come se
vedessi solo il sole...
Voglio permettermi il lusso di un piccolo, piccolissimo sfogo.
Buoni e Cattivi.
è davvero così facile distinguerli?
è davvero così netta la differenza tra il torto e la ragione?
Ho sempre diffidato di chi si dichiara senza peccato o vittima indifesa del destino avverso. Ho sempre diffidato di chi sembra non avere spirito critico e di chi si attacca solo alle parole dimenticando i fatti e soprattutto convenientemente sorvolando sulla propria condotta.
Per una maliziosa coincidenza io sono sempre collocato tra le file dei Cattivi. Sempre.
Sto sempre dalla parte sbagliata. Ma chi lo dice che una parte è meno sbagliata di un'altra, CHI lo stabilisce?
Forse sono cattivo perchè amo le persone problematiche, gli incompresi, gli asociali e perchè non mi interessa di essere spalmato di sorrisini al miele e grandi convenevoli. Non mi interessa un certo tipo di vita.
Me ne infischio del quieto vivere, anche se ne riconosco il valore. Mi piacciono le persone che pensano molto e parlano meno.
Odio la chiusura al nuovo, mi piace la sperimentazione e soprattutto sono a favore del DIALOGO.
Forse sono un po' stronzetto, può essere. Ma non credo alla neutralità, sono da sempre portato a schierarmi da qualche parte in ogni circostanza, e sono un po' stanco del concetto dello "stare in mezzo".
Forse per questo sono Cattivo, e sinceramente la cosa non è che mi dispiaccia.
Mi dispiace per la situazione, perchè ci sono persone a cui tengo che non ci stanno comunque bene o che si stanno allontanando.
Ecco, ho fatto un sermone.
Ogni riferimento a cose o persone reali come al solito non è puramente casuale.
![]() Good. Evil. Who Decides? June 30 Indovina chi viene a cenaUno dei grandi rimpianti della mia vita sarà per sempre quello di non essermi goduto fino in fondo gli anni del liceo.
Il biennio conta e non conta: sei un ragazzetto spaurito appena uscito dalle medie che non sa che pesci prendere. Conoscevo solo tre persone, e per me tutto è stato una scoperta. Con la mia estrema timidezza ho dovuto fare molta fatica....
Ricordo ancora i banchi grandi, le aule-corridoio, il libro di latino che mi incuteva un terrore quasi religioso, le focaccine dei distributori, la donnina che cambiava i soldi per le merende, le assemblee, la palestra, le ricreazioni, i diari....
Arrivati in terza il gruppetto si era ben formato, mi divertivo, andavo a scuola quasi volentieri, ma la magia è durata solo un anno: a giugno decisero di fare una super-scrematura della classe e praticamente quasi tutte le persone a cui mi stavo più legando vennero bocciate.
Ricordo che pensai che era ingiusto, e davanti a quei cartelloni ci rimasi sinceramente male.
Quello della quarta inece è stato probabilmente l'anno peggiore, con i membri della classe originaria ridotti all'osso rimescolati con altri provenienti da ben tre sezioni diverse.
Verso metà anno però qualcosa cominciò a cambiare.....a ingranare, oserei dire. Abbiamo cominciato ad annusarci e ad intrecciare le nostre vicissitudine anche extrascolastiche.
Il punto è che la mia è sempre stata una classe poco unita: tra di noi non c'era stima, non c'era complicità, non c'era affiatamento. Tutte queste cose esistevano solo a livello di gruppetti, i quali si guardavano l'uno con l'altro con malcelata diffidenza se non addirittura con disprezzo. Poi non è gradevole stare in una classe dove chi non andava bene a matematica/fisica veniva considerato un mentecatto; andare bene a italiano, inglese, filosofia era inutile, quelle materie "bastava studiarle" a pappagallo, solo la matematica era considerata la scienza suprema, degna solo dei più intelligenti. Era la materia "da uomini", le altre andavano bene per le ragazzine.
Ora, io a matematica avevo 2.
Certo, avevo 9 a inglese, a italiano e a filosofia, andavo bene a tutto il resto ma non bastava per essere accettato nel "club" delle persone considerate intelligenti.
In quinta le cose sono cambiate. Non so di preciso a cosa è dovuto: al fatto di essere all'ultimo anno, all' approssimarsi della fine, all'esame, al senso di vuoto che comincia a risalire le pareti del tuo stomaco. Perchè si dica quel che si dica, quegli anni non si dimenticano. Non sono paragonabili a quelli dell'Università, è tutta un'altra storia. Sono anni incoscienti, folli, vissuti al doppio dell'intensità emotiva.
E fu così che nacque finalmente una classe di persone e non semplicemente di alunni.
E l'anno durò troppo poco.
Adesso dopo 7 anni stiamo organizzando la cena di classe che solo una volta, dopo l'esame, siamo riusciti a fare.
Al di là della spocchiosità e del finto disprezzo di alcuni, credo che ci sarà da ridere.
![]() Questa è praticamente l'unica foto di gruppo che possiedo, e non siamo nemmeno tutti.
Parigi '99
Wow.
June 24 ComparisonQuando lo incontro mi innervosisco.
Lui è uno di quelli che si potrebbero definire "arrivati".
Lui sapeva fin da subito qual era la sua strada, e ha dovuto semplicemente percorrerla.
Lui ha una carriera. E' sempre stato molto bravo. Laureato prima del tempo, già richiestissimo a destra e a manca.
Lui ti parla con quella parlantina sicura di sè e un po' arrogante.
Lui ti squadra dalla testa ai piedi.
Lui veste firmato. Lui è sempre elegante. Lui non ha mai i capelli fuori posto.
Lui è anche intelligente.
Lui è anche bello. Le ragazze ha solo da sceglierle.
Lui ha i soldi. Lui vede gente, lui fa cose, lui gira posti.
"Ma voi dove girate di solito? non ci vediamo mai."
Lui è felice così.
Io quando lo vedo un po' rimpicciolisco, anche se so che non dovrei.
Un po' lo invidio, un po' lo ammiro, un po' lo disprezzo.
Io non sono arrivato da nessuna parte, anzi, forse devo ancora fare le valigie.
Senza contare che non ho scelto la destinazione.
Io non ho una carriera, se non quella dello scansafatiche.
E soprattutto non ho ancora una laurea, ed il pensiero mi tormenta giorno e notte.
Io parlo a voce bassa. Talmente bassa che affatico le corde vocali.
Io non vesto firmato, e se lo vesto è perchè di solito me lo hanno regalato.
Io raramente sono elegante.
Io non ho mai i capelli a posto.
Io non sono bello, madre natura mi ha fatto così.
Io non sono nemmeno ricco.
Io sembro felice così.
June 15 De Angelis AestatisStasera sono andato a fare un giro in città, e improvvisamente mi sono accorto che è scoppiata l'estate.
L'ho sentita nell'aria. L'ho vista nelle persone, tantissime, che affollavano le vie del centro.
Ho intravisto l'estate nei sorbetti all'ananas, nei concerti all'aperto a cui io avrei dovuto partecipare, nelle scarpe aperte delle ragazze.
L'ho vista girare in maglietta, a maniche corte, e con quei pantaloncini a quadretti orrendi che vanno tanto di moda.
L'ho scovata nei parcheggi pieni e in un mojito lasciato a metà su una panchina.
Sono tornato a casa di buonumore.
Al Summer Giovani c'era un'ospite questa sera.
Max de Angelis.
Credo che in molti si chiederanno chi è costui.
Ammetto anch'io di non conoscerlo molto bene, a mala pena ricordavo la canzone che ha portato a Sanremo qualche anno fa.
Punto primo: diciamo che io (forse per mia ignoranza per carità) odio il Metal. Lo trovo un genere fastidioso, non musicale e francamente "vecchio". Se poi vedi questi ragazzetti quattordicenni con delle teste improponibili che ti propinano dal palco le loro vomitevoli lamentele soffocati da chitarre altissime ed impazzite, beh, sfido chiunque a non meditare l'omicidio.
Ora, in una serata di metallari debosciati che più che cantare ruttavano nei microfoni e più che suonare producevano irritanti accozzaglie di rumori, questo Max de Angelis è stato una boccata d'aria.
Devo dire gentile, simpatico, con una bella parlantina, apparentemente anche molto umile.
E anche con una bella voce.
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